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Nel 2022 è stato rivisto il Decreto legislativo dell’8 novembre 2021 (D.Lgs. 199/21), con l’obiettivo, tra le altre cose, di accelerare il raggiungimento degli obiettivi del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec) dopo che il biennio della pandemia aveva dimostrato la fragilità del sistema energetico italiano, fortemente dipendente dall’estero sia per gli approvvigionamenti del gas che per la tecnologia.
In quel contesto vennero inserite tra le “aree idonee ex-lege”, zone funzionali ad aumentare la capacità rinnovabile nel Bel
Paese con iter autorizzativi semplificati come la Procedura abilitativa semplificata (PAS), così come “i siti e gli impianti nelle disponibilità delle società del gruppo Ferrovie dello Stato italiane e dei gestori di infrastrutture ferroviarie nonché delle società concessionarie autostradali”.
Laura Onnis, amministratrice delegata di Elgea, spiega a pv magazine Italia che sono circa 30 i concessionari autostradali, che gestiscono più di 10.000 km. Le autostrade, realizzate per lo più dopo gli anni ‘60, registrano un trend di traffico costantemente in aumento dal periodo del Covid. Questo sia per i veicoli leggeri che quelli pesanti. Al momento circolano sulla rete autostradale circa 5 milioni di veicoli ogni giorno.
“Autostrade per l’Italia (Aspi) è il concessionario con la più ampia quota di mercato poiché, insieme a quattro sue controllate/collegate, gestisce circa 3.000 chilometri lungo tutta la penisola italiana, con esclusione delle isole maggiori e alcune altre regioni”, ha detto Onnis.
Nel 2022, Aspi ha fondato Elgea, società per azioni dedicata a presenziare integralmente la filiera della produzione di energia da fonti rinnovabili.

Immagine: Elgea
Primi risultati
“Con un piccolo team di risorse provenienti dal mercato, è stata avviata la mappatura delle aree in concessione per verificare la fattibilità del progetto, partendo da circa 8.000 siti geo-referenziati per arrivare a un target iniziale di circa 300 siti adatti”, ha detto l’amministratrice delegata di Elgea. L’analisi condotta negli ultimi due anni dalla società del gruppo Aspi ha evidenziato che lungo il nastro autostradale le superfici sono spesso di modesta dimensione, strette, esposte non in modo ottimale, con pendenze eccessive perché in rilevato o in trincea. Sono poi interessate da impluvi o alvei fluviali.
“Restano inoltre validi, e quindi necessariamente da considerare, i vincoli idrogeologici, i piani per l’assetto idrogeologico (PAI), gli usi civici e altri impedimenti che sono tipici del territorio italiano”.
Onnis, che ha maturato in precedenza un’esperienza di sei anni come manager presso EF Solare Italia, sottolinea inoltre la necessità di considerare le complessità legate ai vincoli panoramici e paesaggistici. Questi non permettono una standardizzazione della pianificazione dei progetti, per via dei diversi soggetti coinvolti nel processo autorizzativo e degli approcci adottati dagli enti locali a seconda della realtà politico-sociale, ma anche delle note difficoltà di disponibilità di tecnici degli enti locali stessi.
“I vincoli panoramici e paesaggistici spesso interessano intere province senza soluzione di continuità, senza che venga considerato il forte impatto antropico già presente dell’autostrada o di un’area di servizio e parcheggio. In questi siti, il parere delle sovrintendenze, a parte alcuni casi di pregio definiti dalla legge, è definito come necessario ma non vincolante, lasciando al comune concedente la facoltà di autorizzare gli impianti, dovendo far prevalere l’interesse pubblico, che ampia giurisprudenza ha ormai definito esser rappresentato dallo sviluppo delle fonti rinnovabili”, ha detto Onnis.
L’iter autorizzativo su queste aree idonee ex-lege prevede, infatti, che siano i comuni a dover esprimere il proprio assenso alla realizzazione dell’impianto e delle opere di rete avendo ricevuto pareri e nulla osta, sia direttamente che convocando conferenze di servizi, in cui tutti gli enti invitati sono chiamati ad esprimere il proprio parere.
Secondo Onnis, le conferenze di servizi assumono una forma ridotta ma non per questo sono necessariamente più semplici di quelle più note convocate per le autorizzazioni uniche.
“Mentre in alcuni casi questi procedimenti sono effettivamente semplificati e rispettano le tempistiche previste dalle norme vigenti, in altri ci si trova di fronte allo stesso stallo presente sul maggior mercato di riferimento o a dinieghi non motivati. Tra i motivi, strutture locali non in grado di soppesare correttamente gli interessi prevalenti rispetto a pareri negativi espressi ma non vincolanti, la presenza di ideologie avverse presenti sul territorio o l’impossibilità di gestire casi specifici non previsti neppure nella normativa nazionale”, ha detto Onnis.

sulla A1 Milano-Napoli.
Immagine: Elgea
Connessione alla rete
Un’ulteriore fonte di incertezza è la saturazione virtuale della rete che, appunto, rende ogni progetto un caso a sé, poiché la normativa di riferimento non è sempre chiara.
La soluzione di connessione risulta quindi in diverse occasioni lunga e complessa anche su questi progetti medio-piccoli in media tensione (MT). Si prevedono a volte decine di chilometri di linea, che richiedono tavoli tecnici con Terna perché necessitano il potenziamento in alta tensione (AT) a monte. Queste opere richiedono decine di particelle da espropriare per il passaggio della linea. Neanche nelle aree idonee ex-lege esiste ad oggi, una forma di priorità di connessione in virtù della ridotta complessità di iter o delle potenze medio-piccole, che portano a lavorare per lo più su MT.
“In questi casi la PAS è uno strumento spuntato, peraltro mal riconosciuto anche dai distributori elettrici all’interno del proprio iter di connessione. Anche questi progetti languono a volte in attesa di previsioni di connessione lunghe anni”, ha aggiunto Omnis.
Ciononostante, Elgea, società 100% controllata da Aspi, sta sviluppando sui sedimi autostradali una serie di progetti che diminuiranno l’impatto ambientale dell’energia consumata dalle autostrade.
Tipologie di progetti
In linea di principio l’obiettivo è scegliere le aree non più utilizzate o poco sfruttate, con l’intento di valorizzarle senza ulteriore consumo di suolo. Secondo Onnis, la sfida è ricorrere a soluzioni tecniche innovative che diano valore ai territori attraversati dalla rete autostradale.
L’amministratrice delegata di Elgea menziona cinque macrocategorie di progetti in via di sviluppo.
La prima è costituita da progetti pilota considerati “molto innovativi”, che integrano le soluzioni di fotovoltaico su manufatti autostradali quali, ad esempio, le barriere fonoassorbenti. A metà del 2024, su progetto di Elgea, Aspi ha posato 432 moduli fotovoltaici in silicio monocristallino da 140 W sulla A1 Milano Napoli, integrati su barriere fonoassorbenti che si sviluppano per circa 300 metri, ad un’altezza tra 3 e 9,5 metri dal piano della carreggiata. I pannelli sono stati installati con un’inclinazione di 33° con esposizione a sud, ottimizzando anche la fonoassorbenza della barriera.
“Il primo impianto realizzato vicino allo svincolo di Valmontone, nei pressi di Roma, ha permesso di valutare le migliori tecnologie volte a minimizzare l’interferenza con la gestione autostradale, massimizzare la sicurezza del traffico e del cantiere, lavorare alla compensazione dei consumi dei Punti di consegna dell’energia (POD) autostradali nelle vicinanze. Si tratta di soluzioni potenzialmente replicabili molte volte sulla rete, in cui il costo iniziale può essere mitigato dalla scalabilità della soluzione tecnica,” ha detto Onnis.
La seconda categoria è rappresentata da progetti fotovoltaici più tradizionali ma con maggiore complessità realizzativa e gestionale, legata ad esempio alla cantierizzazione e agli accessi ai siti, che a volte devono avvenire dal nastro autostradale e rispettando periodi prefissati.
“Interessano aree limitrofe alla strada, ex aree di parcheggio dismesse e anche occhi di svincoli, che rappresentano la maggior sfida di progettazione ad oggi. Lo studio di questi progetti necessita di alti livelli di integrazione e cooperazione tra le funzioni aziendali operative di Aspi e le competenze nel fotovoltaico di Elgea, tese a consentire la celere realizzazione degli impianti e garantire la sicurezza del traffico limitando le possibili interferenze come recitato dal D.Lgs 199/21”, ha detto Onnis.
La terza categoria è rappresentata da progetti su pensiline di parcheggio a copertura dei veicoli, soprattutto i mezzi pesanti.
Questi progetti sono oggi sotto approfondimento perché offrono l’opportunità di fornire servizi agli autotrasportatori, come ad esempio la protezione dalle intemperie e l’offerta di aree ombreggiate con un maggior profilo di sicurezza e dotate di wi-fi.
“Questo approccio è rilevante anche nell’ottica del target UE del Safe & Secure Parking. Questi progetti però scontano ancora il pesante costo della struttura in acciaio e la cantierizzazione in aree soggette a traffico. Questi progetti di Elgea permetteranno ad Aspi di ottemperare, in anticipo sui tempi previsti, anche alla direttiva dell’Unione europea conosciuta come Case Green, secondo cui le coperture fotovoltaiche su parcheggio saranno gradualmente obbligatorie, come peraltro già in vigore in Francia e Germania”, ha aggiunto Onnis.
La quarta categoria di progetti legate alle autostrade è quella che prevede impianti su coperture di edifici e su manufatti, specialmente in casi in cui sia necessario riqualificare le coperture. A questi si aggiungono i progetti fotovoltaici di compensazione ambientale richiesti nell’ambito della realizzazione delle grandi opere autostradali a livello nazionale.
L’ultima categoria è rappresentata da progetti che possano inquadrarsi in configurazioni di autoconsumo, quali ad esempio le Comunità energetiche rinnovabili (CER). In questo caso Elgea lavora di concerto con i comuni sotto la stessa cabina primaria, per soddisfare le loro necessità energetiche e dare valore alle popolazioni sul territorio.
Questo approccio è coerente con gli sviluppi in corso. Al momento non sono attivi progetti del genere, ma Elgea prevede di inaugurare le prime CER legate alle autostrade nel prossimo biennio.

Immagine: Elgea
Tempistiche e target
“Questo importante portafoglio di impianti in sviluppo, in varie fasi di vita, porterà Elgea a realizzare nei prossimi anni impianti la cui produzione sarà idonea a compensare i consumi del Gruppo Aspi, escludendo per ora quelli relativi ai cantieri, e risparmiando a regime oltre 150 mila tonnellate di CO2 all’anno”, ha detto Onnis.
I primi impianti verranno realizzati nel 2025: si tratta di quattro siti tra Milano e Vercelli e uno in Molise. A tale scopo, alla fine dello scorso anno, è stata lanciata la procedura ad evidenza pubblica.
“Seguirà, nei prossimi mesi, una nuova manifestazione di interesse finalizzata a individuare uno o più EPC per alcune decine di impianti da realizzare principalmente tra Lazio e Campania, prossima casella del primo obiettivo di realizzazione del quinquennio”.
Onnis spiega che il piano di sviluppo degli impianti, la pianificazione dei cantieri e la gestione degli accessi sono in questo momento in fase di concertazione tecnica sia con le competenti direzioni territoriali di Aspi che con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
“Come tutte le prime volte, anche questo progetto di coraggiosa start-up da parte del Gruppo Aspi ha dovuto creare nuove competenze e gestire le complessità sorte, ma si appresta in questo anno 2025 a vedere la luce, anche finalizzando la ricerca della più opportuna forma di finanziamento del previsto piano di investimenti”.
Per monetizzare l’energia prodotta, Elgea ha intenzione di siglare PPA con meccanismi di stabilizzazione dei prezzi, “idealmente il decreto Fer X”.
“Non essendo possibile per la molteplicità dei siti e per la dimensione degli impianti, che sono mediamente di potenza pari a 1 MW, collegare direttamente i punti di produzione a quelli di consumo, verrà data priorità a contratti di PPA infragruppo”, ha concluso Onnis. Questi progetti sono parte della strategia di sostenibilità di Aspi che “punta al taglio delle emissioni tramite infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici, progetti di mobilità intelligente, l’impiego di innovazioni tecniche per l’efficienza energetica, la sperimentazione di materiali a ridotte emissioni e un sempre più esteso utilizzo di energia rinnovabile sulla rete del gruppo”.
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